Il conflitto: causa profonda della malattia. Le soluzioni naturali e olistiche più efficaci per liberarsene

Luigina Bernardi 20 giugno 2014 Articoli

Il conflitto è un evento che ci coglie alla sprovvista e che crea sgomento, angoscia, affanno, sofferenza, oppure la fine di una situazione spiacevole di cui avvertiamo la mancanza. Ciò che provoca la malattia a livello profondo non è un evento, ma il vissuto di quell’istante di angoscia inespressa in cui l’evento ci ha colti di sorpresa. L’aiuto per risolverlo non può essere che olistico.

Quando un conflitto diventa malattia

conflittoSe il conflitto è verbalizzato non ci sarà malattia, ma purtroppo, per evitare di soffrire, l’essere umano tende ad occultarlo e a dimenticarlo, relegandolo nelle profondità dell’inconscio.

Viviamo continuamente conflitti, che gestiamo in qualche modo, ma quando viene superata la soglia personale di massima sopportazione il nostro cervello è costretto a compensare in modo automatico per riportare in qualche modo un equilibrio simbolico che permetta la sopravvivenza.

Il conflitto è definito “scatenante” perché al suo verificarsi il cervello (interfaccia tra inconscio e piano fisico) innesca automaticamente la reazione di compensazione. La compensazione ha lo scopo di metterci in uno stato in cui non rischiamo più di rivivere la stessa sofferenza. Il conflitto scatenante risale a 6 mesi prima dell’apparizione del sintomo se il paziente ha subito lo stress a causa di qualcun altro o per una circostanza a lui estranea (conflitto esterno). Oppure il conflitto scatenante può avvenire circa 48 ore prima se è stato il paziente stesso a mettersi in stress per un’azione di cui ad esempio si rimprovera (conflitto interno).

Per i tessuti mesenchimali (ossa, cartilagini, sangue) è spesso necessario ricercare il “conflitto inverso”. In tal caso la patologia non è più determinata da un conflitto scatenante, ma da una circostanza che richiama alla memoria un precedente stress programmante. I conflitti programmanti sono quelli che hanno messo le persone su un binario che le conduce inconsciamente e inesorabilmente a vivere sempre la stessa tonalità conflittuale.

Il senso della malattia è quello di ristabilire un equilibrio; una malattia riequilibra simbolicamente l’individuo in disequilibrio a causa della sua intima sofferenza. Per tale motivo, il terapeuta deve portare alla coscienza ciò che è stato occultato nell’inconscio. In sintesi, possiamo dare un nuovo significato alla malattia, alla luce di una nuova Consapevolezza.

Malattia

Necessità di una compensazione simbolica a una sofferenza non espressa, a un’angoscia vissuta in un istante, che crea un conflitto di cui non abbiamo più coscienza. I simboli sono sempre esistiti e appartengono al bene inalienabile dell’uomo; ogni azione cosciente è una conseguenza ineluttabile della simbologia inconscia, poiché l’uomo è permeato dai simboli. Ecco il processo che nell’inconscio ci porta alla manifestazione del sintomo:

Evento contrario alle aspettative

Reazione

Se nella reazione c’è sofferenza non espressa

Squilibrio

Meccanismo inconscio di compensazione

Ristabilimento simbolico della stabilità perduta

SINTOMO

Il sintomo è la manifestazione reale e visibile di una sofferenza che si cela nell’inconscio, la traduzione simbolica e compensatrice della sofferenza, che è alimentata a sua volta da un senso di mancanza. “Tutto ciò che esprimo, imprimo”; l’emozione repressa si rifugia negli oscuri meandri dell’essere, da dove di continuo manda i suoi segnali. Il processo di guarigione consiste nel portare alla coscienza il vissuto angoscioso di un istante, e questo permette di risolvere il conflitto, rendendo inutile la compensazione simbolica. Ogni medico e ogni terapeuta dovrebbe essere consapevole di tali dinamiche, le uniche in grado di dare significato alla causa profonda della malattia, senza trascurare il terreno organico che ne ha permesso la manifestazione e lo sviluppo.

La memoria dei conflitti

Ricordiamoci sempre che la malattia non arriva mai dall’esterno; ciò che arriva dall’esterno è rivelatore di uno stato tossico nei tessuti intercellulari o nelle cellule stesse, mentre il virus, il batterio, il fungo, il freddo o il cambiamento emotivo sono solo dei mezzi che provocano una reazione che rivela lo stato di intossicazione.

Molti avvenimenti nella nostra vita sono spesso anche i mezzi rivelatori per far emergere delle memorie che abbiamo dimenticato. Tutte le malattie, come affermato dalla Medicina Omeosinergetica, creata dal Dottor Marcello Monsellato, sono crisi di auto-guarigione del corpo; è il corpo che, con la sua vitalità, cerca di eliminare le tossine e sta tentando di sbloccarsi. Bisogna solo aiutare questa crisi, affinché non duri a lungo.

Noi viviamo immersi nell’informazione; tutto ciò che esiste, anche le particelle subatomiche, è energia organizzata che produce informazione (dal latino, informare, cioè dare forma, mettere ordine). L’informazione è energia organizzata che comunica qualcosa di sé; anche oggetti all’apparenza inanimati, quali i cristalli, si organizzano in strutture stabili ordinate, che sono informazione.

La concezione di un mondo oggettuale statico e inerte, dominato dal caso senza senso, sta cedendo il passo ad una visione del mondo come “ flussi coerenti di informazioni”, interazioni vibratorie che oscillano tra stabilità e instabilità, accomunate da uno scopo: aumentare la quantità e qualità dei messaggi, e farci sentire parte integrante e interconnessa del nostro pianeta e dell’intero Universo.

Tutta la realtà è basata su questo assioma, fondamentale per comprendere la vita: TUTTO E’ ENERGIA►INFORMAZIONE/COMUNICAZIONE►MEMORIA

Nell’universo tutto è energia, che arriva al nostro sistema corporeo sotto forma di informazione/comunicazione, e può essere percepita e compresa solo se viene memorizzata dentro il nostro corpo fisico e a livello subconscio; solo in seguito verrà riattivata, dando luogo a reazioni anche apparentemente non comprensibili. Ogni comunicazione che ci arriva deve essere rispecchiata dal corpo, che la decodifica dentro di sé col proprio linguaggio. Quindi, l’informazione è una particolare forma di energia che può essere captata dalla materia, modificandola.

Questo è il motivo per cui il pensiero e la parola di un medico o di un terapeuta che interagisce con un soggetto che chiede aiuto, ha una particolare risonanza che raggiunge ogni sua cellula e può modificare in senso migliorativo o peggiorativo la persona nella sua tridimensionalità sincronica (anima, mente , corpo).

Le parole sono vibrazioni, ritmi che risuonano in noi solo se presenti già dentro di noi. Ogni evento rappresenta per l’individuo uno stimolo, anche se non raggiunge la mente conscia, e produce sempre una risposta nelle diverse parti dell’organismo, che viene attinta dalla memoria olografica contenente il tutto.

A livelli d’inconscio la memoria perde la dimensione del tempo, come se fosse in un eterno presente, e si attiva nonostante la nostra volontà. Siamo inseriti in un campo di energie, comunicazioni, scambi reciproci che determinano la nostra vita. L’energia si genera, oltre che col cibo e col riposo, anche con la comunicazione, interna ed esterna a sé; comunichiamo soprattutto per avere conferma che esistiamo, per manifestare il nostro essere. Il corpo trattiene dentro di sé l’immagine-esperienza dell’evento sotto forma di memoria corporea. La mente comunica con il corpo, ci scrive le proprie emozioni, sia positive che negative; essa ricicla continuamente i contenuti della memoria, specialmente gli aspetti negativi e dolorosi della nostre vita, impedendoci di evolvere perché provoca blocchi nel corpo, non permettendo lo sviluppo armonico della vita.

Le emozioni, i vissuti, i pensieri agiscono nell’alchimia dei nostri corpi, creando una realtà personale nella quale arriviamo ad essere il risultato di memorie biologiche, di condizionamenti famigliari e sociali, oltre che nel nostro modo di decodificare i dati relativi ai vari eventi della vita. In tal senso, i diversi contenuti della nostra memoria ci spingono alle reazioni da eseguire nel quotidiano. Ogni uomo è un essere spirituale, incarnatosi nella materia per vivere esperienze corporee; purtroppo, spesso ci troviamo a vivere la vita che gli altri hanno scelto per noi, limitandoci a reagire inconsapevolmente agli stimoli che riceviamo, e siamo in balia degli eventi altrui che bloccano e fanno disperdere le nostre energie vitali. Tutto è comunicazione, ma la sfida più difficile è quella di accedere alle informazioni che sono all’interno di noi stessi.

Ogni essere umano dispone intorno a sé di una “mappa di memoria virtuale” contenuta in una sfera di alcuni metri di diametro, nella quale sono rappresentate le persone e gli eventi vissuti dall’individuo. Queste rappresentazioni, anche se virtuali, influenzano la mente, il corpo, l’energia dell’essere umano. Perché virtuali? Perché non è importante la realtà oggettiva, ma come essa stessa ci appare attraverso i nostri filtri percettivi individuali; non è importante l’evento in sé, ma come viene da noi vissuto. Ognuno percepisce la realtà attraverso il filtro delle proprie credenze e le memorie dei propri vissuti.

Dalla sintesi tra ciò che è percepito e ciò che è immaginato nasce l’interpretazione finale dell’evento; nella memoria si fisserà solo tale interpretazione, la realtà soggettiva, non quella oggettiva. Le allergie possono essere psicosomatiche. Sappiamo che in molte persone possono scatenarsi reazioni allergiche anche solo al pensiero di essere venute a contatto con un allergene; la sola memoria, collegata con il pensiero, di per sé può creare dal nulla delle reazioni molecolari. Basta che un soggetto evochi il ricordo di un incidente personalmente subito perché si scatenino le stesse reazioni neurovegetative, endocrine e immunitarie comparse al momento del trauma.

Ogni essere umano è “memoria”, memoria filogenetica, che porta in sé il lungo cammino dell’evoluzione della vita sul pianeta, e memoria ontogenetica, relativa alla singola persona vivente. La memoria si stratifica nel corpo, a tal punto che i nostri comportamenti sono radicati nei ricordi profondi che la mente cosciente tende ad annullare, ma che rimangono indistruttibili nel corpo. mentre la mente funziona secondo una dinamica continua di apprendimento e cancellazione di dati informazionali, il corpo non dimentica nulla e conserva nelle proprie cellule ogni evento, oggetto, visione, pensiero, sguardo, parola.

L’accumularsi continuo dei ricordi corporei (memoria somatica) schiaccia con il suo enorme peso il nostro essere, e ci fa ammalare. I ricordi profondi del corpo ci accompagnano fin dalla nascita e anche prima; ecco perché non esiste un organo specifico della memoria, in quanto tutto il corpo si ricorda di precedenti esperienze. Ogni parola, ogni gesto, ogni azione è il risultato di un processo fisico che si è stabilizzato nel corpo. Gli eventi scatenanti una sofferenza si depositano in un punto preciso della memoria somatica, con un collegamento tra il disturbo e l’età alla quale si è verificato l’evento traumatico o stressante, a conferma della profonda interazione fra corpo (soma), psiche e tempo.

La memoria è un processo dinamico e immateriale, che se non viene trattenuto tende irrimediabilmente a dissolversi. Anche il flusso delle emozioni tende a disperdersi naturalmente, se non interviene un meccanismo in grado di tradurre questa energia in materia. Le emozioni sono energia, il corpo che le trattiene è materia. La memoria è il passaggio di stato da energia a materia. Il corpo mantiene i ricordi come percezioni consce o inconsce, è il vettore necessario e indispensabile affinché le informazioni non vengano disperse.

Il linguaggi del corpo e le memorie

La persistenza nel tempo di una percezione legata ad un evento stressante può strutturarsi progressivamente, trasferendosi prima nei sintomi e poi nelle malattie. Per noi esseri umani è molto più facile trattenere un segnale di dolore che di piacere, perché in tal modo si sono perfezionati nel corso dell’evoluzione i nostri sistemi di difesa, al fine della sopravvivenza dell’individuo e della specie. Per questo è più facile ricordare a distanza di anni l’episodio di un singolo schiaffo ricevuto durante l’infanzia che le mille carezze di chi ci ha amato.

Come accade tutto questo?

Come è possibile trovare un ricordo, in considerazione del numero di connessioni neurali del cervello che è maggiore di quello degli atomi dell’intero universo? Grazie alle emozioni, collegate alla memoria associativa, la quale permette al cervello di ritrovare i ricordi più importanti (come pensa a dove ci trovavamo l’11 settembre 2001, quando è avvenuta la strage delle Torri Gemelle di New York), ma che purtroppo fa anche percepire la realtà e affrontare le nuove esperienze sulla base delle informazioni immagazzinate nel passato. Queste ultime spesso sono collegate con connessioni neurali fisse e rigide, che ci fanno reagire alle nuove situazioni con comportamenti stereotipati. Recenti ricerche hanno dimostrato che il cervello è molto plastico, anche in età avanzata, e ha un’enorme capacità di cambiare; questo è possibile solo se entriamo nell’ordine di idee che ognuno di noi ha le potenzialità per evolvere in intelligenza e creatività nel corso della vita, nel caso in cui riesca a sperimentare l’esperienza del Campo Unificato alla fonte del pensiero. L’anima è proprio un registratore di tutte le esperienze che possediamo a livello emozionale. Nel caso in cui continuiamo a sperimentare la stessa emozione, e non la trasformiamo mai in saggezza (“chi sono io e che senso ha la mia vita?”), non possiamo evolvere. Ecco come nascono le dipendenze, che ci bloccano nei vecchi schemi: non si fa altro che pensare allo stesso modo, e non si è in grado di elaborare con le idee qualcosa di nuovo.

Le memorie cellulari

Il corpo è la memoria vissuta degli eventi passati, è un immenso oceano di ricordi. La memoria è la grande madre di ogni evento del nostro Universo, dal Big Bang ad oggi. Il filo della memoria permea ogni atomo dell’Universo e si annoda senza inizio e senza fine al Tempo stesso. Nel corpo confluiscono le esperienze della nostra attuale esistenza, le tracce emozionali di quella prenatale vissuta nel grembo materno e di quelle precedenti il nostro concepimento.

Gli eventi che minacciano la nostra integrità fisica e psichica possono essere immagazzinati in modo stabile nella nostra memoria, e sono in grado di generare modificazioni permanenti nella mente e nel corpo. Queste modifiche della materia (il corpo) sono l’esito dell’impatto violento con il carico emozionale (l’energia). Gli eventi accaduti in un lontano passato possono ancora influire nel nostro presente, le vecchie ferite condizionano il nostro comportamento come se fossero state inferte ieri, e talvolta il loro potere aumenta con il passare del tempo.

La memoria cristallizza il ricordo dell’evento traumatico e lo colloca in una determinata area corporea, in attesa di una sua definitiva risoluzione. Alla lunga, questo segnale tende a far sentire la sua presenza con alcuni sintomi che sono i campanelli d’allarme di un disagio vissuto, recente o antico, conscio o inconscio, che affiora.

Emozioni intense e profonde, come rabbia, dolore, paura, gridano la loro presenza attraverso lo specchio del corpo. Il linguaggio del corpo è il linguaggio della memoria. Percepire un dolore significa ricordare con il corpo un’esperienza che ha lasciato dietro di sé ferite mai rimarginate, anche in tempi remoti, il cui ricordo invade il presente e lo condiziona pesantemente. Questa condanna, che implica l’impossibilità di svincolarsi dal peso del ricordo, è al tempo stesso la grandezza di ogni uomo, perché la memoria è l’unità costitutiva di ogni cellula e di ogni singolo atomo.

Il corpo è lo specchio della memoria, al di là del tempo e dello spazio. Lo stesso genoma umano è un enorme banca-dati, che trasferisce informazioni da una generazione all’altra in milioni di anni. Il genoma trasferisce alle generazioni successive non solo caratteri come altezza, peso, colore degli occhi e dei capelli, ma anche il ricordo psichico conscio e somatico di eventi passati, sotto forma di malattie ereditarie o di predisposizione familiare. Questo “genoma emozionale”, secondo il dottor Vincenzo Di Spazio, è collegato con la possibile riverberazione sul nostro corpo e sulla nostra psiche degli effetti di traumi avvenuti, anche molto tempo prima del nostro concepimento, ai nostri avi nel corso delle varie generazioni che ci hanno preceduto.

Quando soffriamo provando un senso di insopportabile alienazione, che pervade il corpo e la mente, senza avere coscienza della causa, dovremmo intuire che è in passato più o meno lontano che è occultata la chiave di lettura di questo malessere. Questa percezione alienante che occupa il nostro presente potrebbe avere la sua sorgente nella memoria di un evento doloroso e distruttivo vissuto da piccoli o , addirittura, prima della nascita.

Ogni processo patologico è innescato da esperienze stressanti non elaborate, che generano un flusso caotico di stati d’animo negativi, con un’inevitabile risposta somatica. Sul corpo si materializza l’impalcatura di una misteriosa e invisibile macchina del tempo, che consente di viaggiare e raggiungere i luoghi della memoria, dove nulla si disperde: sono traumatismi post-natali, perinatali, prenatali e preconcezionali.

Normalmente il corpo emette un assordante rumore di fondo (l’oceano delle nostre memorie), come una radio accesa ma non sintonizzata. Dobbiamo selezionare una stazione radio, cioè sintonizzare il sintomo su un segnale chiaro rispetto al rumore di fondo. Il sintomo viene generato proprio dalle tracce di emozioni negative scatenate dall’esposizione ad un evento stressante. Quest’evento si è verificato in un preciso momento della nostra esistenza e si è sedimentato non solo nella nostra memoria cosciente, ma in modo particolare nella parte sotterranea della memoria non conscia. Il filo invisibile della memoria sembra legare l’esperienza di particelle nel mondo quantistico alla presenza delle galassie e dei buchi neri nell’immensità dell’Universo.

La natura ha una memoria innata collegata con le sue leggi ordinate, che sono le leggi della vita. Esse sono:

  1.  legge del significato universale della vita (in essa tutto ha un senso, tutto è perfetto, l’errore è sempre un’esperienza, la malattia ha un significato per la nostra evoluzione);
  2. legge dello specchio (gli altri ci fanno da specchio per aiutarci a capire come siamo);
  3. legge dell’unità (nell’Universo tutto è uno, interconnesso e correlato, non esiste la separazione; ogni punto dell’Universo contiene le informazioni sul tutto);
  4. legge del simile (attiriamo ciò che risuona in noi, che non abbiamo ancora superato, ciò di cui abbiamo paura, di cui abbiamo bisogno);
  5. legge di azione-reazione (“così come semini raccoglierai”, “così come giudichi verrai giudicato”, ogni pensiero torna a chi l’ha trasmesso, ciò che facciamo agli altri ci ritorna indietro);
  6. legge dell’essere (lo scopo della vita è “l’essere”, non avere, o sapere, o fare);
  7.  legge dell’immanenza divina (Dio è nella profondità della nostra coscienza, non esiste separazione tra noi e Dio);
  8.  legge dell’eternità della vita (la morte non esiste, esiste solo la vita; la morte del corpo fisico è solo un passaggio dell’Anima ad un’altra frequenza vibratoria, ad un nuovo livello di Coscienza);
  9. legge dell’evoluzione (lo scopo della vita è quello di evolvere,di aumentare il livello di consapevolezza, di realizzare la missione per cui l’Anima si è incarnata);
  10. legge del cambiamento (cambiando il nostro modo di pensare e il nostro stato di Coscienza possiamo cambiare la nostra vita, e siamo in grado di cambiare il mondo).

La patologia si esprime tutte le volte che la memoria di queste leggi viene perduta. Spesso il nostro procedere solo razionale, offende la nostra essenza, divarica la nostra dualità; quando una certa soglia specifica per ognuno viene superata, si verifica la malattia. Essa ci avverte di una frattura più o meno marcata tra il nostro sé profondo e il nostro sé razionale, fra la nostra conoscenza innata e quella acquisita, tra chi siamo e chi dimentichiamo di essere, tra Spirito e materia. Il dolore, espressione dell’energia di sofferenza, permette all’uomo di prendere coscienza dei propri errori funzionali in rapporto alle leggi eterne dell’Universo.

Perdere consapevolezza di questo è il “miracolo”, il mistero che si svela e che permette al nostro essere di recepire tutte quelle informazioni che creano l’ordine necessario alla guarigione fisica, psichica e spirituale. Lentamente si vanno ad attivare le luci sopite che sono in noi, ritroviamo la memoria, ricordiamo chi siamo, da dove siamo venuti e il perché della nostra vita. Risanare vuol dire riagganciare la terra al cielo, la materia alla sua origine.

La memoria cellulare: dove si trova?

Oltre alle informazioni di ordine genetico (che permettono per esempio all’embrione di svilupparsi) il corpo ha in memoria anche informazioni di carattere epigenetico (emotive e sensoriali), legate al proprio vissuto, che concorrono alla circolazione, armoniosa o meno, delle correnti vitali. Talvolta è sufficiente evocare un evento traumatizzante dell’infanzia per vedere una persona passare da uno stato normale a uno stato di sofferenza, scatenato dal riemergere di emozioni apparentemente dimenticate. Questo ci permette di capire che il semplice ricordo di un evento passato può modificare l’equilibrio presente delle correnti vitali (meridiani).

Nel corso delle nostre ricerche abbiamo incontrato persone che affermavano di aver rimosso un evento traumatizzante, sicure di averlo assimilato, integrato o addirittura dimenticato; in molti casi, invece, questo evento non era stato realmente integrato, perché l’informazione era ancora attiva nell’inconscio, nella memoria cellulare. Infatti era sufficiente chiedere loro di rievocare le circostanze dell’evento per osservare immediatamente un brusco cambiamento emozionale, che poteva giungere fino alla crisi di pianto, inducendo la modificazione di alcune correnti vitali (misurabili a livello delle variazioni del polso o con il check up quantistico). Lo sfasamento che esiste tra ciò che si crede dimenticato e ciò che invece che invece è conservato nella memoria cellulare si esprime attraverso una modificazione percettibile del comportamento e delle correnti vitali.

Nelle persone che hanno realmente superato un evento traumatizzante, evocare un’esperienza stressante non perturba la loro vitalità psicofisica: infatti la mente, avendo integrato tale esperienza a livello cognitivo, si trova in accordo con il corpo e con la memoria cellulare. In questo caso, quindi, non esistono conflitti tra la realtà biologica e le proiezioni mentali di un individuo.

Ma dove si trova la memoria cellulare? A livello cerebrale, ormonale, delle correnti vitali? Non lo sappiamo ancora, tuttavia abbiamo osservato che attraverso un riequilibrio quantistico, attraverso un’azione diretta sulla circolazione delle correnti vitali e la stimolazione del potenziale cognitivo, aiuta a integrare ricordi che possono essere latenti, rimanere nascosti e ancorati per tutta la vita nella parte più profonda di se stessi, come “mine” che possono esplodere senza preavviso e che di fatto diminuiscono la vitalità umana. In realtà la vitalità è uno stato psicofisico, uno stato di “presenza” a se stessi e agli altri, che permette di prendere la distanza necessaria per vivere in modo consapevole esperienze e relazioni, per riconoscerne l’impatto sul proprio equilibrio psicofisico e mantenere una dinamica comportamentale e comunicativa ottimale.

Che cosa sono i meridiani

I meridiani sono linee di forza ben definite, composte da punti con proprietà elettriche, che percorrono tutto il corpo (membra, tronco e testa) e in cui circolano le correnti vitali. Tali correnti, così come i segnali captati nell’ambiente, veicolano le informazioni necessarie per l’autoregolazione. I meridiani assicurano quindi la comunicazione, la cooperazione, la coordinazione e il funzionamento (coerente con il momento e il contesto in cui si trova l’individuo) di tutti i settori dell’organismo. Per avvicinarsi meglio alla nozione di meridiani, ancora estranea alla nostra cultura e talvolta difficile da cogliere, si può utilizzare una metafora nota a tutti: la metropolitana parigina; essa, grazie alle numerose destinazioni e agli snodi, può evocare la rete dei meridiani che circolano nel corpo, permettendo di spiegare più chiaramente tre concetti fondamentali: – meridiani; – correnti vitali; – informazioni.

Tutti sanno che la metropolitana è composta da diversi tunnel sotterranei che portano il nome di una linea particolare (a Parigi sono quattordici). Ogni linea, come ogni meridiano, è collegata con le altre attraverso punti di snodo nevralgici (per esempio Chàtelet, Rèpublique e così via). A livello dei meridiani (le linee della metropolitana) circolano le correnti vitali (i treni), cariche di informazioni (i passeggeri) sempre diverse e più o meno numerose in funzione del tempo /vale a dire dell’ora, del giorno della settimana o del periodo dell’anno). Possiamo quindi dire che: i meridiani (ovvero le linee della metropolitana) sono i canali costitutivi della rete e sono uguali in tutti gli esseri umani; le informazioni (ovvero i passeggeri) sono gli stimoli che ciascuno riceve dal proprio ambiente in funzione dell’età e dello stile di vita; le correnti vitali (ovvero i treni) corrispondono al modo individuale di far circolare e “trattare” le informazioni. In particolare i meridiani sono i vettori delle informazioni necessarie alla regolazione della vita organica e psichica. Non sono direttamente responsabili di una reazione molecolare, ma fanno circolare gli impulsi necessari per innescare le reazioni biochimiche nell’organismo; inoltre assicurano l’equilibrio del terreno innato o acquisito, proprio di ciascun individuo.

Le soluzioni più efficaci per ritrovare il benessere è la medicina quantistica

La chiave di volta per ritrovare il benessere e riportare l’equilibrio è “olistica”, grazie al check up di medicina quantistica si può scoprire, in dettaglio, la o le cause del problema e definire un profilo completo sullo stato psicofisico. La buona notizia è che oggi, grazie al check up quantistico di biorisonanza e di biofeedback ci consente in dettaglio di scoprire i conflitti, le date di eventi traumatici passati, anche quelli prima della nostra nascita, le memorie cellulari toccate e le somatizzazioni nel corpo, ci permette di individuare gli squilibri energetici e cosa più importante di riequilibrarli. La terapia conseguente viene effettuata da operatori esperti in medicina quantistica e biorisonanza, poiché con questo metodo è possibile agire riequilibrando gli organi interessati, disperdere i sovraccarichi energetici, calmare la mente, tranquillizzare in generale tutto il corpo.

Informazioni e contatti

Per maggiori informazioni e/o per prenotare il tuo check up quantistico contattaci via email oppure ai numeri: 049.8910706 (Segreteria) • Mobile: 335.6745856 (Luigina Bernardi).

Gli orari della segreteria sono: lunedì – venerdì ore 9:00 – 12:00, 14:30 – 19:00; sabato ore 9:00 – 19:00. Saremo lieti di aiutarti.

L’Operatore olistico in bioenergetica che esegue il check up è Luigina Bernardi, professionista accreditata S.I.A.F. n° VE1785P-OP disciplinata dalla legge 4/2013.

Bibliografia

  1. Francesco Oliviero, 2013, “Manuale del Ben-essere”, Editore Nuova Ipsa;
  2. Cristina Cuomo,Fabio Burigana, Antonio Dell’Aglio, 2011, “Meridiani e Nutripuntura” Ed. Tecniche Nuove;
  3. Patrick Vèret, Yvonne Parquer,2007, “Manuale di nutripuntura” Ed. Tecniche Nuove.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Approfondimenti sulle soluzioni consigliate nell’articolo

Se hai trovato utile e interessante questo articolo non perderti i prossimi sulla salute e il benessere con soluzioni naturali e olistiche. ISCRIVITI SUBITO!

NOTA BENE

Le informazioni qui riportate sono solo a titolo informativo, non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici.

Immagine: Fotolia, freshidea