Intolleranze alimentari: sintomi, cause e prevenzione

Intolleranze alimentari: sintomi, cause e prevenzione

Perchè sono in continuo aumento soprattutto tra i bambini? Che cos’è realmente una intolleranza alimentare e quali disturbi provoca? Quali sono i sintomi? Quali le cause? Quali sono le differenze con le allergie? Esistono soluzioni olistiche efficaci nel tempo? In questo articolo trovi le risposte a queste e a molte altre domande ancora.

Come si distingue un’allergia alimentare da un’intolleranza

La velocità : la reazione allergica è per definizione immediata. Dal momento del contatto con la sostanza allergizzante al momento della manifestazione dei sintomi intercorrono da 5 a 30 minuti (mediamente 15 minuti). Nell’articolo sulle allergie trovi informazioni approfondite. L’intolleranza alimentare si manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare, coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario: un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio, le persone che ne sono affette hanno una carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scompone lo zucchero del latte.

Cos’è un’intolleranza alimentare

Tutti abbiamo sentito parlare di intolleranze alimentari, anche se non ne abbiamo perfetta conoscenza, sicuramente tutti ne accusano qualcuna. La relazione tra salute e alimentazione è ormai riconosciuta da tutti ed è risaputo che la tipologia di cibo che mangiamo, il modo e la frequenza con cui lo ingeriamo, e lo associamo ad altri cibi, ha riflessi importanti sulla nostra salute.

In altre parole le interferenze con il sistema immunitario possono essere all’origine di molte patologie.

Possiamo definire un’intolleranza alimentare come una lenta intossicazione.

La presenza di intolleranze può generare sintomi generici, non correlabili a patologie vere e proprie, quali: sovrappeso, stanchezza, cefalea, difficoltà di concentrazione ecc.

Lo stile di vita errato, soprattutto la vita sedentaria, fumo e consumo di alcolici, conduce all’insorgenza di disfunzioni gastro-intestinali (gastriti, coliti, stress, etc.) che, a loro volta, sono preparatorie all’insorgere delle intolleranze.

Infatti, la citazione “Siamo quello che mangiamo” corrisponde alla realtà.

Un consumo eccessivo di grassi animali, scarso apporto di frutta, verdure e pesce, assunzione in via continuativa di latticini (che sono presenti in numerosi preparati industriali) ed altri, può alla lunga generare uno stato di infiammazione dell’apparato digerente, condizione favorevole per predisporci alle intolleranze.

La terapia farmacologica delle intolleranze dà risultati solo parziali e mai definitivi in quanto si interviene sul sintomo ma non sulla causa del disturbo.

L’approccio dietetico risulta essere l’unico che apporta i migliori risultati, ma allora come procedere per risolvere questo problema?

La prima parte del test specifico contempla una valutazione delle intolleranze e, una volta individuati gli alimenti mal tollerati, il metodo più utilizzato è quello di escludere gli alimenti coinvolti per periodi anche lunghi, ma non sempre questo metodo risulta il migliore.

Vi sono situazioni cliniche (età pediatrica, gravidanza, anziani…) che mal sopportano un regime dietetico a volte molto ristretto e non compatibile con la salute della persona.

La dieta a rotazione risulta la migliore, anche se richiede un impegno importante.

Questo tipo di dieta contempla infatti l’esclusione a “cicli” degli alimenti coinvolti, con lo scopo di recuperare nel tempo l’intolleranza.

Gli alimenti più a rischio di intolleranze

Il gruppo di alimenti che crea la maggior parte delle intolleranze alimentari per molte e diverse patologie sono: latte vaccino, grano, glutine, arachidi, olio d’oliva, uova, carne di maiale, pomodoro, lieviti.

I cibi appena riportati dimostrano ancora una volta quanto la maggior parte delle intolleranze si sviluppi nei confronti degli alimenti di cui la nostra dieta mediterranea è particolarmente ricca e dei quali vi sia spesso un’assunzione quotidiana.

Fra essi, vi sono numerosi altri alimenti, e perciò, seppure è innegabile un’incidenza del tipo di alimento rispetto all’apparato colpito dalla problematica, si deve tener presente l’individualità data da una particolare predisposizione e dal personale stile di vita alimentare.

Ecco la fondamentale importanza di eseguire un test accurato con l’apparecchiatura quantistica SCIO/Gioia Bertha.

Esso è uno strumento all’avanguardia che esegue uno screening completo della persona e dunque va ad analizzare anche lo stile di vita del paziente e rileva sia le intolleranze che le allergie (e non solo) che le loro cause.

Inoltre riporta in equilibrio il sistema e l’organo bersaglio, ripristina la flora batterica, rileva la mancanza di vitamine o minerali e molto altro.

Naturalmente questi e altri fattori precipitanti non sono in grado di far insorgere allergia se la persona non ha la predisposizione genetica

Sintomi

  • Apparato gastrointestinale: diarrea, crampi, coliche, dolori addominali, gonfiore, nausea, difficoltà digestive, reflusso gastrofageo, eruttazioni, colite, ecc;
  • Apparato respiratorio: asma, muco, tosse, sinusite, rinite, difficoltà respiratorie;
  • Articolazioni e muscoli: dolori, spasmi, tremori, artrite, rigidità, fibromialgia ecc.;
  • Cute: psoriasi, prurito, orticaria, acne, eczema;
  • Sistema nervoso: mal di testa, emicranie, sonnolenza, stanchezza, vertigini, difficoltà di concentrazione, depressione,ansia, insonnia;
  • Apparato genito-urinario: minzioni frequenti, enuresi, cistiti e vaginiti ricorrenti;
  • Sistema circolatorio: palpitazioni, tachicardia, aritmie, infiammazioni venose, emorroidi ecc;
  • Circolazione linfatica: ritenzione idrica, aumento del peso corporeo, varici, cellulite e altre patologie funzionali ed estetiche.

Le cause dell’aumento delle intolleranze

Il problema delle intolleranze alimentari è molto più grosso e serio di quanto si possa pensare. Negli ultimi quarant’anni l’industrializzazione incalzante, e la diffusione del cibo su scala internazionale, hanno provocato dei fenomeni che non conoscevamo prima, di cui il principale è la manipolazione alimentare.

Con questo s’intende tutti i procedimenti industriali di tipo chimico e fisico che portano alla produzione di un cibo che biologicamente non è più integro.

Nella coltivazione dei terreni si ha una manipolazione chimica talmente forte che porta alla crescita di prodotti che hanno delle grosse alterazioni genetiche.

È difficilissimo trovare oggi un grano che non abbia subito queste manipolazioni, tranne che non sia di origine biodinamica e strettamente controllato.

Lo stesso avviene per un altro prodotto quale il latte, che viene manipolato, pastorizzato e sterilizzato per far sì che si mantenga più a lungo. Le mucche che lo producono subiscono trattamenti a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione.

Pertanto il latte che compriamo al supermercato ha ben poco rispetto a quello prodotto dalla mucca.

Questi due prodotti, il grano e il glutine, sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito e favoriscono quello che che consideriamo essere le intolleranze primarie.

L’altro ruolo importante per le intolleranze sono gli additivi. Vent’anni fa gli additivi chimici permessi negli alimenti erano ottantacinque, oggi sono più di millequattrocento e la maggior parte di essi non sono mai stati testati sull’uomo.

Per alcuni di questi, addirittura, non vi è l’obbligo della menzione in etichetta.

Un’altra specie importante di intolleranze sono quelle che derivano dai metalli pesanti, come per esempio: l’alluminio, il mercurio, il piombo ecc. e, diversamente dalle allergie, i sintomi compaiono anche fino a 72 ore dopo l’assunzione.

I sintomi e le patologie correlate alle intolleranze alimentari possono interessare qualsiasi organo e apparato, diversi e anche lontani dall’intestino stesso.

Le intolleranze alimentari generalmente interessano quegli alimenti che vengono consumati con maggior frequenza o addirittura giornalmente, pertanto escludere l’alimento verso cui si è intollerante è necessario, ma bisogna agire sulle cause perchè altrimenti si continueranno a sviluppare altrettante intolleranze verso altri alimenti fra quelli maggiormente assunti.

I soggetti più a rischio

Per comprendere quali possono essere le cause che portano alle intolleranze alimentari è necessario evidenziare tutta una serie di fattori che influenzano, direttamente o indirettamente, l’integrità funzionale della barriera intestinale.

È evidente che se la funzionalità dell’intero apparato digestivo è buona, a cominciare dalla masticazione sino all’assorbimento dei nutrienti da parte dei villi (mucosa intestinale), non vi saranno problematiche di intolleranze alimentari.

Se invece qualche meccanismo si inceppa (scarsa masticazione, difficoltà digestive o situazione di disbiosi intestinale: alterazione della flora batterica intestinale) allora la possibilità che si sviluppino delle intolleranze alimentari dipenderà dalla condizione della mucosa intestinale.

Pertanto, se la mucosa intestinale è integra ed efficiente, essa eseguirà il suo compito di filtro in maniera da far passare nel sistema sanguineo e linfatico solo i nutrienti; al contrario, se la permeabilità dell’intestino, per cause che vedremo in seguito, non è ottimale, allora macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, potrebbero passare a danno dell’intero sistema.

Queste molecole, che portano ancora il “codice” dell’alimento di origine a contatto con il GALT (il sistema immunitario intestinale) e che non riconosce come “amiche”, ossia come nutrienti utili per l’organismo, ma invece come aggressori, saranno oggetto di attacchi e volte all’eliminazione

È quindi nell’intestino, e in particolare nell’integrità della barriera mucosa selettiva e assorbente dell’intestino tenue, dove avviene l’assorbimento dei nutrienti, che si gioca la partita delle intolleranze alimentari.

Immaginiamo di dover passare al colino un minestrone di verdure; se la trama del colino è integra e fitta lascerà passare solo il liquido e le sostanze disciolte in esso, ma se in esso è presente qualche foro di troppo allora passeranno anche pezzetti di verdure.

Questo è solo un esempio per far comprendere il concetto fondamentale espresso in precedenza e che rappresenta la condizione necessaria e indispensabile per lo sviluppo di un’intolleranza alimentare.

Sorge allora spontanea la domanda: se la non integrità della mucosa intestinale è la situazione che porta l’organismo all’intolleranza, quali sono i fattori responsabili del suo deterioramento?

La flora batterica intestinale

L’intero tratto digerente ospita, fra microrganismi amici, innocui e patogeni, più di 400 specie e solo le migliaia di miliardi di batteri che vivono normalmente nel tratto gastrointestinale dell’adulto medio pesano circa un chilo e mezzo.

Il numero totale di batteri presenti nel nostro intestino supera quello delle cellule dell’intero organismo umano. In particolare ci soffermeremo sulla presenza della flora batterica nell’intestino tenue dove si svolge la partita dell’assimilazione dei nutrienti.

Qui, la densità della popolazione batterica, cresce notevolmente dalla parte superiore a quella inferiore di questo tratto intestinale con valori che vanno dai diecimila organismi ai centomila fino ad arrivare a dieci milioni per millimetro

La varietà di flora che ritroviamo nell’intestino tenue comprende streptococchi, una varietà di lieviti, fra cui la candida che riveste un ruolo importante nelle intolleranze alimentari, enterobatteri – alcuni dei quali anche pericolosi – e batteri alleati.

La superficie intestinale può essere considerata una sorta di “campo di battaglia”, dove in continuazione microrganismi di varie specie si contendono lo spazio; pertanto maggiore sarà la presenza nell’intestino di acidofili (batteri lattici che tengono sotto controllo i batteri della putrefazione del latte) e minore possibilità avranno altri organismi di presidiare e aggredire il territorio.

Ora comprendiamo come una mucosa intestinale adeguatatamente colonizzata nelle pareti intestinali da parte dei batteri benefici sia la prima barriera difensiva.

I distruttori della flora batterica intestinale

I protagonisti principali e distruttori della flora intestinale sono: farmaci e soprattutto il loro abuso, gli antibiotici, gli antiacidi, i lassativi, gli antinfiammatori, gli antidepressivi, la pillola anticoncezionale e i vaccini.

Alcuni consigli utili

Prima di tutto sarebbe bene evitare il più possibile i farmaci, soprattutto gli antibiotici e gli antinfiammatori, entrambi estremamente deleteri per l’integrità della barriera gastro-enterica. Non dimenticate che i farmaci sono strumenti preziozi, quando realmente servono, ma il più delle volte tendiamo ad abusarne senza tener conto degli innumerevoli effetti collaterali che la loro assunzione comporta.

Inoltre:

  • Se avete otturazioni al mercurio nella vostra dentatura provvedete il prima possibile alla loro rimozione sicura per evitare il perdurare dell’inquinamento lento da mercurio;
  • Fate del vostro pasto, colazione, pranzo e cena, un momento di relax e di piacere, dedicandovi il giusto tempo, masticando con calma, evitando lo stress e la fretta;
  • Non fatevi mai mancare frutta e verdura cruda, sono ricche di enzimi digestivi, in quanto la loro introduzione nella dieta quotidiana aiuta molto il lavoro del pancreas, oltre a rifornirvi di vitamine, fibre e minerali di importanza fondamentale;
  • Cercate di depurare ogni giorno il vostro organismo bevendo l’acqua giusta in grande quantità e preferibilmente lontano dai pasti;
  • Fate giornalmente del movimento, scegliendo uno sport che vi sia gradito per dare vigore non solo al corpo ma anche allo spirito;
  • Abbandonate senza rimpianto gli alimenti raffinati: sono solo fonte di calorie e hanno bassissimo valore nutritivo;
  • Ponete sempre attenzione ai cibi cui siete risultati intolleranti, evitandoli il più possibile o ruotandoli più spesso rispetto gli altri.

Regime alimentare e sistema immunitario

In un gran numero di malattie autoimmuni è stato dimostrato che sopprimendo i derivati del latte e alcuni cereali (vale a dire cercando di avvicinarsi a un regime alimentare asiatico) è possibile contenere gli accessi infiammatori.

Di conseguenza, molti medici, trattano le poliartriti, e altre malattie autoimmuni, proponendo un regime alimentare restrittivo. Secondo questi ultimi, l’eliminazione del latte e del grano permette un migliore equilibrio e diminuisce la sensibilità dell’intestino tenue.

Il dottore americano Peter D’Adamo ritiene che possa intercorrere una relazione tra i gruppi sanguinei e alcune allergie alimentari, pertanto egli propone regimi alimentari specifici in base al gruppo sanguineo delle persone che soffrono di disordini immunitari.

Esiste una correlazione scientifica tra gruppi sanguigni e dieta. Sorprendentemente, però, le sue possibilità applicative sono rimaste nell’ombra per molti anni e solo ora si inizia ad esplorarla in modo scientifico.

Facendo le dovute ricerche si è infatti scoperto che ogni gruppo sanguigno si difende da alcuni alimenti considerandoli “nemici” dell’organismo. È un fatto riscontrato che molti antigeni, presenti negli alimenti, hanno caratteristiche simili all’antigene del gruppo A o a quello del gruppo B.

Ecco che un alimento con antigene del gruppo B risulta certamente dannoso per un soggetto del gruppo A in quanto lo considera come qualcosa di estraneo.

Antigeni e lecitine

L’effetto delle lectine sui diversi gruppi sanguigni non sono una semplice teoria, ma evidenze scientifiche. Citiamo infatti ciò che sostiene il dr. Peter D’Adamo:

“Ho esaminato praticamente tutti gli alimenti più comuni e, utilizzando metodiche cliniche e di laboratorio, ne ho saggiato la reattività con i diversi gruppi sanguigni. Posso acquistare presso laboratori specializzati le lectine isolate da alimenti diversi come arachidi, lenticchie, carne o frumento, e i risultati delle prove sono ben visibili al microscopio: l’unione con un gruppo incompatibile determina agglutinazione.”

Le lectine sono delle proteine naturali che permettono a un organismo di attaccarsi ad un altro. Vi sono molte specie di germi e anche il nostro stesso Sistema immunitario, che utilizzano questo tipo di colla biologica.

Nei microrganismi le lectine funzionano come delle ventose, consentendo loro di ancorarsi saldamente alle mucose del nostro organismo. Tra il nostro sangue e alcuni cibi vi è, potremmo dire, una “simpatia” mentre verso altri vi è “antipatia.

Può sembrare sorprendente, ma il nostro sistema digestivo e immunitario conservano ancora una predilezione per i cibi consumati un tempo dai nostri antenati con il gruppo sanguigno simile al nostro.

E infatti, troviamo la ragione di questi fenomeni nelle proteine chiamate lectine, particolarmente abbondanti nei diversi alimenti e capaci di agglutinare le cellule del sangue di gruppi ben determinati. Pertanto, chi assume un cibo incompatibile con il suo gruppo sanguigno, soffre gli stessi danni che subirebbe se gli venisse fatta una trasfusione con un sangue non adatto.

Il latte, per esempio, possiede lectine simili all’antigene B. Se una persona con sangue di gruppo A ne bevesse un bicchiere il suo Sistema immunitario si metterebbe subito all’opera per eliminare l’intruso.

Se ci capita di mangiare un alimento che contiene delle lectine incompatibili con il nostro gruppo sanguigno, una volta assimilate, esse andranno in un organo preferenziale (fegato, reni, cervello, stomaco, ecc.) e inizieranno ad agglutinare i globuli rossi del sangue presenti in quell’area.

Per fortuna, la maggior parte delle lectine presente nei cibi non è così pericolosa, sebbene in taluni casi possa causare vari disturbi. Si può affermare, dunque, che il 95% delle lectine che assumiamo con gli alimenti viene allontanato senza problemi dall’organismo, mentre la parte restante può scatenare una forte infiammazione delle pareti dello stomaco o intestino e quella che, eventualmente, riesce a raggiungere il sangue può innescare una serie di reazioni capaci di distruggere i globuli rossi e bianchi.

Ricordiamo che tali problemi si presentano solo quando vi è incompatibilità tra il cibo assunto e il gruppo sanguigno. In questi casi può accadere che poco cibo possa far agglutinare un numero impressionante di cellule.

Comunque, gli alimenti sono necessari e siccome le lectine abbondano in alimenti come cereali, verdura, legumi, pesce, crostacei e molluschi, sarebbe molto difficile evitarle.

La chiave per una buona salute consiste nell’eliminare solo le lectine che sono incompatibili con il nostro gruppo sanguigno.

Il glutine, per esempio, cioè la lectina caratteristica del grano e di altri cereali, si può attaccare alla parete dell’intestino, provocando un’infiammazione dolorosa, solo se viene assunto da persone con certi gruppi sanguigni e in particolare di tipo zero.

Se iniettiamo in un’articolazione di un coniglio la lectina estratta dalle lenticchie, otterremo la comparsa di un’infiammazione locale che sembra quella causata dall’artrite reumatoide. In effetti, chi soffre di questa malattia, trarrebbe dei benefici evitando gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle Solanacee (pomodori, melanzane e patate), in quanto sono ricchi di lectine.

Soluzioni olistiche efficaci

La soluzione più innovativa è senza alcun dubbio il Check Up di biorisonanza quantistica che rileva le allergie e gli squilibri sul sistema immunitario e non solo.

La Medicina Quantistica interpreta la persona nel suo insieme di corpo, mente e spirito; lo specialista in Medicina Quantistica, attraverso una corretta interpretazione dei dati raccolti utilizzando sofisticati strumenti di rilevazione frequenziali-quantistici, è in grado di delineare un’ “analisi olistica” dello stato di salute della persona esaminata.

Con questo quadro generale può accertare le vere origini dei malesseri e degli stati di malattia e pianificare una specifica strategia di intervento basata sull’utilizzo di metodiche, pratiche “dolci” usando sostanze naturali quali prodotti omeopatici, agopuntura, i fiori per la floriterapia o delle piante per la fitoterapia.

Tra le (molte) altre cose rileva e tratta:

  • allergie alimentari;
  • allergie da pollini;
  • allergie da metalli;
  • intossicazioni di vario genere;
  • funghi, batteri o virus
  • individua i rimedi più adatti per la persona.

La desensibilizzazione con l'apparecchiatura scio/gioiabertha

Un grande risultato si ottiene inviando la frequenza dell’allergene in dosi omeopatiche, in modo che il sistema immunitario diventi sempre più forte e non lo riconosca più come un nemico.

Ovviamente le terapie di desensibilizzazione vanno eseguite almeno un mese prima del manifestarsi (nel caso dei pollini) dell’allergia (in modo completamente naturale e indolore).

Nutripuntura, l’agopuntura senza aghi

Con la Nutripuntura forniamo quelle informazioni che sono presenti nel corpo umano di ogni individuo già fin dalla nascita e che, per un motivo o un altro, si sono perse nel corso della vita di ognuno di noi.

Facciamo dunque in modo di nutrire nuovamente l’organismo umano offrendo appunto un nutrimento endocellulare, fornendo quindi quelle informazioni che ha perso (nel caso di allergie il sistema immunitario è il primo da rinforzare).

La Nutripuntura si compone di 38 informazioni endocellulari, o mini-pasticche (assunte per via orale e da masticare secondo le sequenze stabilite per due-tre volte al giorno, e il compito affidatogli è proprio quello di fornire direttamente all’organo carente, o ad un settore specifico, le informazioni elettromagnetiche di cui prima e necessarie per attivare, o riattivare, l’autoregolazione naturale .

La loro efficacia, che è precisa come quella degli aghi in agopuntura (ecco il perchè del nome), è immediata per i settori e gli organi che si vogliono andare a sostenere.

L’originalità della Nutripuntura, che la distingue dall’omeo “patia” o dall’organo “terapia”, è che la sua azione non è contro un sintomo o una patologia, ma va a favore delle correnti che regolano la salute dell’organismo .

Favorendo il flusso di un meridiano permette di rinforzare in qualsiasi momento un settore in difficoltà, senza dover attendere un segnale d’allarme (patologia) da parte dell’organismo: agisce preventivamente a sostegno della vita cellulare.

L’apparizione di un sintomo è un segnale di allerta, risultato di un disturbo dell’informazione che attiva la funzione di un organo.

In effetti l’organismo non è costituito solamente da un insieme di organi con delle funzioni diverse (l’hardware), ma anche da numerosi programmi, contenenti le informazioni necessarie per regolare il funzionamento (il software).

Molte persone hanno superato positivamente dei problemi di allergia dopo essersi sottoposte al test con la SCIO/GioaBertha, la quale ha identificato la perfetta e specifica sequenza di Nutripuntura cui avevano bisogno in modo da permettere all’organismo d’integrare delle informazioni molecolari fino ad allora “rifiutate”.

In realtà non si tratta di eliminare i fattori che provocano un’allergia, ma di risolvere il “conflitto molecolare” che si scatena nell’organismo.

 
Bibliografia e altre fonti
  1. Curarsi con la Naturopatia, Catia Trevisani, Ed. Enea - SI.RI.E srl
  2. Gruppi sanguigni e dieta, Valeria Mangani e Adolfo Panfili, Ed. Tecniche Nuove, febbraio 2007
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